L’altro giorno parlavo con un vicino di casa.

Ormai sono moltissimi quelli che vedono nitidamente che la politica attuale è una recita di burattini per portare avanti un piano delineato da chi ha il potere economico. Vedono quali sono le disparità, i soprusi, le menzogne, chi sono i parassiti. E vedono anche che il modello energetico in cui c’è un centro che dispensa energia alla periferia non è l’unico possibile ed è poco sensato, perché ci tiene nella dipendenza.

Ora, se questa cultura avesse preso campo tanti anni fa, già tutti avrebbero i pannelli solari e l’eolico in casa.
E fiorirebbero le auto elettriche e la libera produzione e il libero scambio di energia (vera chiave della trasformazione globale).

Ma, allo stesso modo in cui sarebbe stato assurdo considerare il fuoco una risorsa, prima di padroneggiarlo, nella notte dei tempi, così è inutile perdersi dietro ai se e ai ma e pensare in modo ottimistico al presente.

Se continueremo a nutrire la “teoria della crisi” faremo il gioco di chi sta alzando i prezzi del petrolio per far profitto e succhiare il vecchio sistema fino al midollo, invece di cercare un nuovo modo.

Invece di usare una metafora scientifica o economica, voglio tirar fuori Monster&Co.,il meraviglioso film Disney, che racconta simbolicamente questa stessa storia.
I mostri del film spaventano i bambini e con le loro urla producono energia. Questo è il modo in cui ha funzionato il mondo in questa ultima lunga civilizzazione di circa 10000 anni.
Ma alla fine del film scoprono che le risate producono un’energia molto superiore.
Ecco, noi siamo a questo punto. A scegliere tra un vecchio modello basato su dolore e paura o andare verso un nuovo modo basato sulla gioia, la condivisione, la COOPERAZIONE INTELLIGENTE.

Di fronte a una scelta su scala globale che ci porterà a confrontarci con una malattia terminale del vecchio mondo.
Possiamo sentirci perduti oppure andare davanti allo specchio, far morire tutto quello che non ci serve più e guarire, nutrire, dar vita al nuovo.
Guarire dalla pigrizia, dal conformismo, dal rincorrere cose stupide, dalle divisioni, dalle lotte di potere.
Invece di parlare di “crisi” ha senso parlare di necessità di riorganizzazione.
Perché crisi ha a che fare con qualcosa che può esser “gestito” (quasi mai risolto, ma solo allungato come il brodo) solo dal vertice con nuove leggi, tasse, aumenti…
Invece RIORGANIZZARE e RICOREOGRAFARE hanno a che fare con un cambiamento che passa da ognuno di noi.

Smetterla di sprecare, smetterla di credere a tutto quello che ci dicono, pensare autonomamente.
Smetterla di truffare di fare il doppio gioco, di non fare quello per cui siamo pagati, ma giocare come quando eravamo bambini a scuola o portare avanti interessi privati quando si è nel pubblico.
Smetterla di acquistare prodotti pagandone il brand, che sovrapprezza il vero valore delle cose.
Smettere di seguire le leggi inventate dagli uomini che non esistono in natura come ad esempio il profitto.

Avete mai visto un orso che accaparra un sacco di cibo perché nel momento della scarsità lo potrà rivendere a un prezzo più alto?
No.

Direi che questo sistema è fallito ed è venuto il tempo di basare tutto sul giusto scambio energetico, tra il dare e il ricevere.

Agire in allineamento con la legge secondo cui tutte le cose nascono e si riproducono: massimo risultato col minimo sforzo.
Un albero quando cresce cerca luce e linfa e lo fa senza sprechi, senza stress.

Questo non vuol dire che l’impegno di deve diminuire, anzi per noi umani, dotati di libero arbitrio, richiede un grosso impegno e intento, perché naturalmente non saremmo portati a far la cosa più sensata, ma condizionati da distrazioni, smanie e stupidate potremmo fare deviazioni assurde che ci farebbero sprecare mille energie.

Il libero arbitrio è un grande dono: è tempo di imparare a focalizzarlo su obiettivi comuni, invece di andar ognuno a far collezione dei suoi giocattoli, pensando che questo sia il senso della vita.

Io vedo un presente luminoso.
In cui finalmente possiamo assumerci la responsabilità di essere umani e non bipedi, su questo bel pianeta.

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