Questo film è meraviglioso. Visivamente sublime.

Se volete vederlo, senza che ve lo rovini, non leggete oltre.

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La prima parte inscena il fallimento del matrimonio quando è un vuoto rituale fatto d’illusione, azzardato nella realtà. E lo fa nel modo più drastico possibile. Non fa durare la narrazione né i fatidici 7 anni, né un solo anno, tutto crolla in un giorno.

Geniale fin dalla prima scena in cui una lunghissima Limousine non riesce a destreggiarsi tra le curve di campagna e s’incastra, sulla via del rinfresco.

Per poi raccontare spietatamente la figura di un padre assente e adolescenziale e di una madre troppo ingombrante e così dura da spezzar le gambe.

E Justine che come un pendolo oscilla tra la recita di un affetto smisurato e la fuga in apnea da tutto, da tutti, dal neo-maritino, dalla società.

Durante i non-festeggiamenti, insieme al matrimonio fa esplodere alla velocità della luce anche la sua vita professionale.

Come dire “cara realtà, io c’ho provato, ma mentre stavo quasi per accomodarmi in te, ho deciso che era insensato finger di esser quella che non sono”.

 

La seconda parte è un dipinto prezioso di come due tipi di femminile si confrontano con la morte e in particolare con la catastrofe.

Justine che flirta con la distruzione imminente, Claire che spera di vivere e lotta come può per non cedere alla disperazione.

 

Tutto questo recitato senza un preciso copione e ripreso da un cameraman che non aveva idea di cosa stesse per accadere.

Il risultato è davvero bello, esteticamente e concettualmente.

Grazie signor Von Trier.

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